Ebrei e cinesi internati al santuario di San Gabriele nel 1940-'43
La distruzione dell’archivio comunale di Isola del Gran Sasso per un incendio sviluppatosi nella notte tra il 9 e il 10 giugno del 1944, non permette nessuna verifica sulla presenza degli ebrei presso il santuario di san Gabriele. Vale, quindi, al riguardo, quanto ebbe a raccontare padre Cristoforo Martelli agli storici Iacoponi e Di Eleonora[1]. Egli ricordava che il 23 luglio del 1940 il camerone e porticato adiacente furono requisiti dalla prefettura di Teramo, per internarvi una quarantina di ebrei provenienti per la maggior parte dall’Austria e dalla Germania. Erano tutti uomini. Le loro donne erano state già avviate nei campi di sterminio o internate in altri campi. Nonostante alcune restrizioni gli internati godevano di una certa libertà e potevano anche restare dentro il convento quando volevano. Tra gli altri, ricevette il battesimo un certo Sigfrido, bravissimo violinista. Un altro musicista, Oscar Pollak, si trasferì poi a Tel Aviv. Ricordava i tempi lontani del ’40-’41, scrivendo sempre al Martelli, quando suonava l’organo in chiesa, accompagnato dal violino di Sigfrido e con gli studenti passionisti che cantavano. Un altro ebreo, Ludovico, anche lui passato al cattolicesimo, dottore in medicina, faceva da tramite per queste conoscenze e trattenimenti. Vi erano anche un fotografo viennese e un giornalista protestante che si intrattenevano con i religiosi. La notte di Natale del 1940 intervennero alla messa quasi tutti, anche i non cattolici. Per questo il celebrante sottolineò che Gesù nasceva “ in mezzo al suo popolo ebreo, come mille novecento quaranta anni fa a Betlemme”.Il 15 maggio del 1942 gli ebrei furono trasferiti nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, ed arrivarono i cinesi provenienti da Tossicia.
Lettera di convocazione del 46° Capitolo generale della Congregazione della Passione
Si terrà ai Santi Giovanni e Paolo, Roma da domenica 9 settembre a domenica 7 ottobre 2012.
Assolto Padre Mario Bartolini
La Direzione di Missio, Organismo pastorale della Cei, esprime soddisfazione per l’assoluzione definitiva di padre Mario Bartolini e del giornalista peruviano Giovanni Acate, dopo un lungo processo. La sentenza è arrivata il 13 gennaio scorso dal Tribunale di San Martin (Alto Amazonas – Perù) che ha ratificato il verdetto del Potere Giudiziario di Yurimaguas. Il missionario era accusato insieme al giornalista e ad alcuni leaders indigeni di ribellione contro lo Stato per aver sostenuto la mobilitazione indigena culminata nelle dure proteste e negli scontri avvenuti a Bagua nel giugno del 2009. Durante il lungo iter giudiziario, anche i dirigenti del FREDESAA (Frente de Defensa y Desarrollo de Alto Amazonas) e i leaders etnici erano stati giudicati colpevoli e condannati e poi assolti da una prima sentenza del dicembre dello scorso anno. Durante questi anni, padre Mario Bartolini, passionista marchigiano, è sempre stato sostenuto dal mondo missionario, da associazioni e istituzioni, con una larga mobilitazione internazionale in favore dei diritti degli indios dell’Amazzonia.
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È in libreria il volume di P. Dario Di Giosia intitolato: La pastorale dei giovani. Uno studio sul magistero di Giovanni Paolo II, LEV editrice, Roma 2011.
È in libreria l'ultima fatica del p. Tito Paolo Zecca , Gemma Galgani. Mistica della Passione di Gesù, Ed. Paoline, Milano 2011.


