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domenica 05 settembre 2010

I nostri Santi

Presentazione di P. Fabiano Giorgini (+28/04/2008)

San Paolo della croce era convinto che la vocazione passionista fosse una via sicura alla santità e lo ricordava ai religiosi ed ai laici che si accostavano all'istituto per condividerne la spiritualità. "Il fine di questa congregazione è di osservare esattamente la divina legge e gli evangelici consigli, secondo che permettono le forze di ciascuno e che il proprio stato esige". Perciò ogni passionista "non solamente attenda all'orazione per giungere alla santa unione di carità con Dio, ma procuri altresì di indirizzarvi il prossimo" insegnando a meditare la passione di Gesù. "Questo proficuo e salutare pensiero, aggiungeva, sarà un mezzo efficacissimo per ritrarre le anime dal peccato, ed incamminarle alla cristiana perfezione" (Regole e Costituzioni 1775, c. 1).
 Da queste affermazioni nacque fin dal tempo del fondatore la convinzione che la spiritualità passionista, derivante dal voto specifico di vivere la memoria dell'amore di Dio rivelato e comunicato dalla vita e passione di Gesù, fosse una valida scuola di santità. Una prima testimonianza ce la offre la memoria scritta dal padre Fulgenzio Pastorelli di Gesù sulla santa vita del venerabile fratel Giacomo Gianiel di san Luigi (+ 14/08/1750). In "questa povera nascente Congregazione della Passione, scrive, in questa novella scuola di perfezione, chi ha la bella sorte d'essere aggregato, s'esercita all'esercizio più eroico delle virtù più sublimi e, come vero seguace di Gesù Crocifisso, ascende a quella altezza di santità, a cui aspira" (Servi Dei Iacobi a S. Aloisio...Positio super virtutibus, Roma 1982, p. 53). Come tutta la tradizione spirituale anche i Passionisti erano convinti che il programma di vita, voluto da Dio per il religioso era indicato dalle Regole e Costituzioni che "sono mezzi efficacissimi per acquistare la perfezione cristiana nello stato di vita che i nostri hanno eletto" Regole e Costituzioni 1775, c. 38).
Il padre Fulgenzio nella memoria citata sul venerabile fratel Giacomo, diceva di non meravigliarsi delle opposizioni incontrate dalla congregazione per opera del maligno, perché questi "ben s'accorge che[la congregazione] sarà madre di tanti santi, quanti saranno quelli che esattamente osserveranno le sue regole". I miracoli operati da Dio in morte di fratel Giacomo confermavano che la santità consiste "nell'adempimento delle proprie obbligazioni nell'esatta osservanza delle nostre sante regole. Quel gran pontefice di sì rinomato grido e fama, pare a me Clemente XI, diceva che, se trovato avesse un religioso veramente osservante, l'avrebbe senz'altro processo, canonizzato. E canonizzerebbe il nostro detto religioso, perché tutta la santità, dal medesimo acquistata, non è stata se non per mezzo d'una esattissima osservanza delle nostre sante regole" (Servi Dei Iacobi a S. Aloisio... Positio, cit. p. 54).
Queste convinzioni guidarono la formazione e la prassi della vita comunitaria lungo la storia dell'istituto perché non ci si allontanasse dal progetto di vita ispirato da Dio al fondatore, approvato dalla Chiesa e presentato dalle regole. "Devo avvertirvi, scriveva il superiore generale padre Giuseppe Claris, che non con altro potrete mantenere in vigore lo spirito dell'Istituto, che con l'esatta osservanza delle nostre sante Regole: in questa osservanza delle Regole Dio ha posto tutta la nostra salute; sono queste quasi secondi Sacramenti, per mezzo di cui dobbiamo ricevere tutte le grazie, ed è indubitato che dopo la legge santa di Dio a niuna cosa siamo più strettamente obbligati che all'osservanza delle medesime Regole (Acta XVI (1948-50) 243-244).
L'identità passionista è avere nel cuore impressa la memoria dell'amore misericordioso di Dio Padre, rivelato nei misteri della vita, passione, morte e risurrezione di Gesù. Ma perché questa impressione nel cuore avvenisse e fosse fruttuosa si doveva essere uomini di orazione, aiutati dalla solitudine geografica, ma specialmente da quella interiore che genera un dialogo continuo con Cristo Crocifisso e risorto vivente nell'Eucaristia. Il Papa Benedetto XV in occasione del secondo centenario della fondazione della congregazione (1720-1920) ricordava con gratitudine a Dio che nella congregazione si era conservato questo spirito buono di fedeltà alle esigenze della vocazione passionista ed additava l'esempio di Gabriele dell'Addolorata che lui canonizzava. "Sappiamo, disse, che Gabriele dell'Addolorata non per altra via che per quella della disciplina regolare è arrivato al sommo della santità; onde apparisce chiaro che nelle regole sotto le quali vivete è a voi aperta una perfettissima scuola di ogni virtù. Questo stesso è già indizio che fra voi vige tuttora lo spirito buono lasciatovi dal fondatore, di che noi grandemente ci congratuliamo" (Bollettino 1920, p. 132).
Il superiore generale padre Silvio Di Vezza, nel 1919, nell'indire le celebrazioni del secondo centenario della congregazione (1720-1920) ricordava questo scuola di santità animando i religiosi a continuarla nella loro vita (Bollettino 1920, p. 8-11). Il voto specifico dei Passionisti di fare e promuovere la memoria della passione di Gesù genera una forte tensione verso la santità. Gli oltre cinquanta santi, beati e venerabili Passionisti testimoniano la presenza di tale tensione e invitano a tenerla viva.

Fabiano Giorgini


I PROFILI DI QUESTA RUBRICA RIGUARDANO SOPRATTUTTO I SANTI, BEATI, VENERABILI E SERVI DI DIO CHE HANNO UNA PARTICOLARE PERTINENZA CON LA PROVINCIA PIET. Essi sono tratti dal volume di Pierluigi Di Eugenio, Sotto la croce appassionatamente. La santità nella famiglia passionista, Ed. Eco - S. Gabriele (TE), 2006

redazione a cura di Tito Paolo Zecca